Post della redazione

“Un posto per sempre. Il silenzio dei granai.” Mostra di Isabella Guidi al Castello Estense

Nell’ambito dell’iniziativa  20 MAGGIO 2012 – 20 MAGGIO 2013 – “R-EVOLUTION”

A UN ANNO DAL TERREMOTO: Ricominciare, Ricostruire, Rivisitare, domenica 19 maggio è stata inaugurata l’esposizione di n.13 tele di Isabella Guidi dal titolo: ”Un posto del sempre. Il silenzio dei granai”. La mostra è allestita nella suggestiva via Coperta del Castello, passaggio che dal cortile del Castello Estense porta alla Residenza Municipale.

Il significato della proposta che la Guidi ha voluto fare è racchiuso nel testo introduttivo alla mostra e che introduce alla lettura delle opere:

LOCANDINA ISABELLA GUIDI

“Carissimo Piero,

l’esperienza del terremoto mi ha definitivamente chiarito la fragilità del mio esistere.

Ho dovuto, per riprendere serenità, tornare con il pensiero ad un luogo che mi dava sicurezza, dentro al quale trascorrevo giornate intere, il granaio.

Ti sbagli se pensi che sia un nostalgico ricordo di un’infanzia trascorsa in mezzo ai campi, è piuttosto un tesoro di valori che mi hanno nutrito e fatta crescere.

Sto preparando una serie di opere dedicate al granaio.

Lo sento come luogo patrimonio dell’umanità. E’ un simbolo di sicurezza e prosperità per la cultura contadina, è il luogo custode della storia delle civiltà

Nel granaio deponi per conservare, ma ancora di più, conservi per la sicurezza del domani.

Il granaio è luogo dove conservare “le cose”, il grano, la memoria, la storia , ma mi piace pensarlo anche come luogo dove conservare il desiderio di Eterno. Quell’Eterno che, in questo momento della mia vita, corrisponde, così spesso, alla bellezza della vita stessa nei suoi aspetti più semplici.

E’ un posto del sempre.

L’esperienza del terremoto mi ha fatto riflettere sul significato di “sicurezza” e sono andata oltre al concetto di “mettere in sicurezza” noi e le cose, approdando al pensiero della necessità assoluta di riprendere contatto con la terra.

Non intendo il pianeta Terra ma proprio la terra, quella da coltivare e lavorare, quella che noi uomini di pianura possiamo vedere fino a … perderla all’orizzonte. Mi sono chiesta quanto c’è di naturale in me. Quanti e quali sentimenti mi legano alla terra. Quale ricchezza era per me e per la mia gente.

E allora ho capito che la risposta definitiva alla paura sarebbe venuta solo dalla sicurezza di un legame che riconosco essere la parte migliore di me e di cui percepisco il ”per sempre”.

Sapessi come sono stanca di essere circondata da cose che durano il tempo di un secondo!

Tuttavia, anche in un momento così duro, continuo a credere che, insieme alla

terra e agli uomini che la lavorano, anche la Pittura resisterà a tutte le leggerezze del mondo perché: è così bella che commuove!

Questi granai sono un omaggio al lavoro dei contadini, alla pianura, ai campi gialli di giugno, al grano che riposa sotto la neve, alle cose vecchie conservate, agli orizzonti indefiniti e alle mani di mio nonno che, lavorando, mi ha insegnato la terra.

Spesso, per riposare la mente, mi ritrovo ancora seduta, sul tiepido del grano, nella penombra, aspettando l’ora di cena.

Ciao. A presto. Appena sono pronti i quadri te lo faccio sapere. Isabella ”

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