Dalla stampa locale

Terremoto, l’esperto accusa il Comune

Bondesan: “Continuare a fare buchi non serve a nulla. Ferrara si sta dimenticando della geologia”

da Estense.com del 10\4\2013
 
di Daniele Oppo

admin

Scoppia la polemica in tema di prevenzione e assestamento del rischio sismico tra l’esperto del territorio ferrarese, il geologo e già docente all’Università di Ferrara Marco Bondesan, e l’amministrazione comunale. Il tema del contendere è la microzonazione sismica, cioè “la suddivisione dettagliata del territorio – come recita la definizione della Regione Emilia-Romagna – in base alla risposta sismica locale, è uno degli strumenti più efficaci per la riduzione del rischio sismico in quanto permette, fino dalle prime fasi della pianificazione urbanistica, di valutare la pericolosità sismica nelle aree urbane e urbanizzabili, indirizzare i nuovi interventi verso quelle zone a minore pericolosità e programmare interventi di mitigazione del rischio nelle zone in cui sono presenti particolari criticità”.

“Continuare a fare buchi, su buchi, su buchi non serve a nulla – accusa Bondesan durante il confronto fra cittadini ed esperti sul tema della sicurezza delle case tenutosi presso la Sala della musica e promosso dall’Urban center -; dispiace dirlo, ma vorrei fare presente che il Comune di Ferrara si sta dimenticando della geologia nell’elaborazione della microzonazione sismica (prevista da una delibera della giunta regionale che assegnava i fondi agli enti locali, ndr). Lo studio – continua il geologo, rivolgendosi direttamente all’assessore comunale all’urbanistica Roberta Fusari, presente in sala – doveva essere fatto secondo una precisa procedura che non è stata seguita. Si sono fatti tanti sondaggi sul terreno ma non è così che si procede. Prima si fa la raccolta dei dati ma poi bisogna procedere alla creazione del modello geologico e se non viene fatto da geologi il modello non viene fuori e infatti non c’è”.

L’assessore Fusari, dopo un colloquio con lo stesso Bondesan, ha provato a dare una risposta, rassicurando i cittadini presenti all’incontro: “riteniamo che gli strumenti urbanistici utilizzati rispettino la legge, ma e il sisma è venuto in un momento in cui stavamo completando la loro messa a punto e oggi stiamo aggiornando le nostre conoscenze”.

Ma il problema è quello che potrebbe arrivare in futuro, non quanto avvenuto in passato. E il geologo mette in guardia la cittadinanza anche su un altro aspetto poco dibattuto: “molti pensano che essendo stato il precedente terremoto nel 1570 adesso siamo apposto per altri 440 anni, che ormai abbiamo dato. Non è così, abbiamo le stesse probabilità che avevamo tre anni fa di subire un sisma. Inoltre – ammonisce Bondesan – bisogna ricordare che noi siamo sulla dorsale ferrarese mentre quella che si è mossa un’altra faglia, dunque non quella che abbiamo sotto i piedi”. Affermazioni in linea con quelle di  Alessandro Martelli, ex direttore dell’Enea, che ricorda che “il sistema è complesso e il verificarsi di ulteriori scosse, magari di magnitudo 5 della scala Richter che incidano sulle strutture, è possibile”. Da qui il suggerimento di Bondesan di non limitarsi alla preparazione di manuali di comportamento in caso di emergenza, bensì di adottare una nuova mentalità: “dobbiamo imparare a convivere con il rischio sismico” ha affermato.

Fra gli strumenti di convivenza con il rischio e di prevenzione c’è anche la coscienza della sicurezza sismica della propria abitazione: “è necessario rivolgersi ad un tecnico esperto, architetti o ingegneri, che possono fare un quadro della situazione e suggerire eventuali interventi”, spiega Vincenzo Mallardo, ingegnere e ricercatore del dipartimento di architettura presso l’Università ferrarese che mette in guardia dagli interventi o dalle valutazioni fai da te.

Un’attenzione verso le strutture che dovrebbe partire dall’ordinaria manutenzione: “i danni sono stati diffusi perché lo stato di conservazione delle case è pessimo” osserva il geologo Marco Stefani.

Un suggerimento importante per l’emergenza arriva infine da Roberto Fantinati della Protezione civile di Ferrara: “in caso di scosse non bisogna mettersi a girare in macchina e bisogna evitare di occupare le linee telefoniche: l’unica cosa da fare è aspettare due tre ore per ricevere comunicazioni e assistenza”.

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